Carnevale

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Dolci di carnevale della tradizione napoletana. Chiacchiere e sanguinaccio
Chiacchiere e sanguinaccio

Oggi in giro per la città potrete vedere di certo delle splendide sfilate… Chiacchiere e sanguinaccio al sacco e via! 🎉🎉🎭🎉🎉

Come lo spirito della città saltella tra sacro e profano così anche il Carnevale è una festa “di mezzo”… E’ una festa pagana legata ai riti romani dei Baccanali (in onore di Bacco) e Saturnali (che celebravano Saturno), ma è vicino anche alla cultura cattolica-cristiana poichè precede tutti i riti di penitenza legati alla Quaresima.
Oggi è martedì grasso, ultimo giorno di Carnevale, giorno in cui ci si rimpinza di lasagna e dolci per poi far fronte alla Quaresima. Insomma da oggi si “leva la carne dalla tavola”… “Carnum levare”, in latino, per avvicinarsi alla Santa Pasqua piu’ puri nello spirito e nel corpo.

Negli anni del Viceregno Spagnolo, e poi anche con i Borbone, il Carnevale era tra le feste popolari più importanti a Napoli. Durava più di un mese e iniziava la notte del 17 gennaio, Sant’Antonio Abate, quando si accendeva “ò cippo”, in cui bruciare le cose vecchie e lasciare andare via le brutture del passato.
Nelle strade principali i napoletani obbligatoriamente in maschera, si esibivano in balli e tarantelle muniti di strumenti della musica popolare tra cui lo Scetavajasse (una sorta di violino dal rumore intenso tanto da essere in grado di risvegliare le vajasse) e il Putipù (una caccavella di pelle di capra forata al centro e con un bastone infilato all’interno).
La conclusione dei festeggiamenti , il giorno di martedí grasso, era data dalla “Morte di Carnevale”, celebrata addirittura con un vero e proprio funerale per sancire la fine della baldoria e l’inizio del momento sacro.

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