Ode a Massimo Troisi

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Giullare napoletano

Massimo troisi, Catartika, Napoli, la smorfia
Massimo Troisi

La prima volta che l’ho visto, avrò avuto una decina d’anni, ero capellone e in sovrappeso, si telefonava col gettone e rigorosamente dalla cabina, perché a casa avevamo il catenaccio al telefono. Era il periodo delle brigate rosse e nel Napoli giocava Savoldi. Allora Napoli era “na carta sporc” come cantava Pinuccio. Le tv erano in bianco e nero, quelle a colori c’erano, ma credo che le avessero solo i negozi di elettrodomestici e i posillipini.

I canali erano due, si vociferava che ne esistessero altri, tipo capodistria, telemontecarlo… ma io non ci ho mai creduto. Il telecomando a casa ero io, essendo il più piccolo toccava a me alzarmi, una sera, “premendo” il tasto misi sul primo canale (raiuno) e stava iniziando una trasmissione. Si chiamava “non stop”, la sigla era fichissima, era un programma di cabaret con tanti comici emergenti. Ad un certo punto nell angolo della tv, comincia a lampeggiare il triangolo bianco. Per chi non lo sapesse, era il segnale che sull’altro canale rai, stava iniziando un film o una trasmissione, fortunatamente nessuno mi  disse di cambiare canale, non dovetti alzarmi, pericolo scampato. Mio fratello Maurizio gli piaceva fare il saputello disse che, in questa trasmissione, c’erano anche un gruppo di napoletani. Bastò questo per guardare la trasmissione con  più attenzione del solito, si chiamava “identitarismo”, ma noi non lo sapevamo ancora.

Eccoli i napoletani, sono tre, hanno un nome buffo “la Smorfia”, tutti bravi, ma uno di loro era una spanna sopra gli altri, forse anche più di una spanna, era secco secco e i capelli ricci, si chiamava Massimo Troisi. Era diverso dai comici di allora, non cercava di far ridere con i tormentoni, anzi, nei suoi sketch, monologhi, portava all’attenzione del pubblico problemi reali, la disoccupazione, l’acqua, le ruberie politiche (si, è sempre stato così).

Per me scoprire Troisi fu un illuminazione, ho adorato dal primo momento la sua mimica facciale, le sue pause, il suo intercalare, il suo modo di dire e non dire le cose. Posso dire che io “avevo “ bisogno di Troisi. Se per altri i fari guida sono stati Marx, Gandhi o la stessa bibbia, io avevo bisogno di uno che mi facesse capire la filosofia spicciola della vita, che va presa con leggerezza e con il sorriso. Non sembri blasfemo, solo chi lo ha seguito nella sua, purtroppo breve vita, sa che Massimo si poneva in modo che poteva sembrare superficiale, ma lui non lo era affatto; era contro le ovvietà, contro gli stereotipi, contro gli abusi. Tutto, perché lo aveva provato sulla sua pelle.
Aveva un alone di tristezza, probabilmente dovuto alla malattia cardiaca, che ha convissuto con lui per gran parte della sua vita, che gli faceva avere quell approccio leggero ai problemi di cuore, e non mi riferisco a quelli strettamente organici. Dopo l’esperienza con il gruppo, continua da solo. Dirige e interpreta nel 1981 “Ricomincio da tre”, che fu un successo clamoroso, dove porta all’attenzione nazionale la questione meridionale dell’emigrazione e i problemi a Napoli del post terremoto.

Dopo il primo film, lo vince la sua proverbiale pigrizia e si prende una pausa di due anni per girarne uno nuovo. Per farsi perdonare dell’attesa lo chiama “Scusate il ritardo”. Anche in questa pellicola, al suo fianco c’è il fedele amico Lello Arena, la sceneggiatura scritta insieme ad Anna Pavignano, è più intimista rispetto al primo film, qui MassimoTroisi ci racconta del suo rapporto con la religione, e della sua timidezza rispetto all’altro sesso.
Sin dal suo primo film, stringerà un sodalizio artistico con Pino Daniele, i due si legheranno molto, sia sul lavoro che nella vita. Entrambi di estrazione popolare ed operaia, riescono a parlare al cuore del proprio popolo, e, cosa rara, ad essere consacrati anche fuori dai confini napoletani.

Ma questo scritto non vuole essere un riepilogo delle cose fatte da lui, per questo c’è wikipedia, il mio vuole essere solo un ringraziamento, a questo grande artista, perché purtroppo non l’ho conosciuto, e non ho potuto dirglielo a voce.
Grazie Massimo, per avermi insegnato che essere napoletano non era una cosa negativa;
Grazie, perché anche se continuiamo ad emigrare, e qualcuno parlandoci lo da per scontato, sappiamo come rispondere;
Grazie, perché da quando ce lo hai fatto notare abbiamo cominciato a diffidare dell’angelo custode;
Grazie, perché sei stato l’unico a farci ridere su quelli della Lega, dopo di te a far ridere ci hanno pensato da soli.
Grazie, perché ora sappiamo che un uomo e una donna sono le persone meno indicate per sposarsi.
Chiudo con una tua frase, che sintetizza il tuo modo di essere:

“L’amore? In fondo c’è un’offerta esagerata… lo puoi trovare e ritrovare in ogni momento… solo la salute, se ti lascia, non la ritrovi negli occhi della cassiera del bar sotto casa”

di Alessandro Overa

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